DA VICENZA AL GALLES PER LA SHE ULTRA 2026

Di cosa parliamo 

Sabato 11 aprile, nella penisola di Pen Llŷn, nel Galles settentrionale, si è svolta la terza edizione di She Ultra, l’ultramaratona di 50 km dedicata esclusivamente alle donne. L’evento è molto più di una tradizionale gara di corsa: nasce, infatti, come una celebrazione della resilienza femminile e come iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi per la lotta contro i tumori.

Ideata nel 2019 da Huw Williams a seguito di una diagnosi di cancro terminale, l’iniziativa si pone l’ambizioso traguardo di raccogliere 1 milione di sterline a sostegno delle associazioni che lottano contro i tumori femminili. “Ho scelto cinque anni [per raggiungere i fondi di raccolta previsti] perché è il tempo che resta da vivere ad alcune persone dopo una diagnosi di cancro terminale, se si è fortunati” afferma Huw. 

L’evento rompe gli schemi classici dello sport: non c’è competizione né tempo limite (cut-off). In un percorso percepito come uno spazio sicuro e gestito per il 95% da staff femminile, le partecipanti ricevono la medaglia già prima della partenza, portando simbolicamente con sé lo spirito di chi affronta la malattia.

I numeri parlano chiaro: quest’anno erano quasi 2.500 le donne di ogni età, nazionalità e livello sportivo a partecipare a questo evento.

Cosa c’entra con il Vicenza Running Festival 

Continua il gemellaggio internazionale tra She Ultra e Vicenza in Rosa. La corsa vicentina, che da due anni inaugura il Vicenza Running Festival, condivide lo stesso spirito della manifestazione gallese. Lo scambio culturale e sportivo è già nel vivo: dopo la partecipazione delle atlete britanniche in Italia lo scorso anno, questa volta è toccato a sei runner italiane volare in Galles per affrontare la 50 km di She Ultra. Di seguito, il racconto della loro esperienza. 

In Galles per correre 50km: il racconto delle vicentine 

Venerdì sveglia molto presto, bisogna essere in aeroporto a Venezia entro le 8. Irene, Barbara, Martina e Annarita, le vicentine sul podio alla Vicenza in Rosa – che si sono poi aggiudicate il pettorale alla SheUltra – iniziano il viaggio prima dell’alba per raggiungere la meta inglese. Volo tranquillo su Manchester, dove ad aspettarle ci sono Cristina e Caterina, Ultrabericus Team, anche loro iscritte alla gara. Caterina sarà la taxista della settimana: vive a Liverpool, ed è l’unica abituata alla guida “al contrario” (grazie Cate). 

Da Manchester a Pwhelli – paesino impronunciabile nel Galles settentrionale con 4000 anime – sono poco più di due ore. Facciamo una breve pausa per pranzare (da Starbucks, welcome to the UK), e arriviamo al centro gara per ritirare il pettorale e ricevere istruzioni. Conosciamo un bel po’ di gente: tutti sanno che siamo “le italiane”, un po’ per l’accento, e un po’ perché si vede che siamo perse. Il clima è in generale molto accogliente: sorridenti, gentili e disponibili, lo staff (per la grande maggioranza al femminile) ci fa sentire le benvenute. Dopo qualche telefonata riusciamo a raggiungere Liz, Elizabeth McColgan, ex campionessa olimpica e ambassador ufficiale della gara: dopo averci accolto ci dà un po’ di istruzioni, consigli su dove mangiare, e ci spiega come arrivare ai nostri alloggi. Dopo esserci sistemate nelle rispettive case, andiamo dritte a cena in un pub tipico, per riempirci di carboidrati. A dormire entro le 10. 

Sabato, sveglia ore 5. Assonnate, con poca voglia di uscire e un po’ preoccupate per i tanti chilometri che ci aspettano (chi ce l’ha fatto fare?). Con il meteo non siamo troppo fortunate: non fa freddissimo (7-8 gradi), ma il vento non smette di essere gelido e forte. Se volevano farci vivere l’esperienza inglese autentica, ci sono riusciti. 

Dopo qualche difficoltà nel parcheggiare, arriviamo in partenza giuste giuste. Siamo in tantissime: chi in pantaloncini corti, chi con la giacca, chi con i guanti e chi in canottiera. Zainetti di tutti i colori, ma tutte sorridenti e con la voglia di far andare le gambe e scappare dal vento. La partenza, alle 7 in punto, è un po’ improvvisata, non tutte riescono a sentirla; ma la mandria di pecore si muove, avanza, un po’ confusionaria, e così si parte. Con la corsa inizia anche la grandine: la situazione è quasi surreale, correre controvento e con la grandine che ci picchietta nella testa, fa tutto abbastanza ridere. Anche perché ne abbiamo per altri 50 chilometri. 

La prima parte del tragitto è lungo la costa e in spiaggia; per fortuna il meteo migliora, la pioggia smette ed esce il sole, il vento tuttavia non si ferma (e non si fermerà mai). Durante il percorso tantissima gente ci fa il tifo: well done, good job, let’s go, come on and so on, l’eccitazione è alta. 

Nonostante il vento fastidioso, il paesaggio non smette di lasciarci a bocca aperta, e rende un po’ più piacevole l’affanno e i chilometri. Così la lunga spiaggia presto lascia il posto ai paesini, gremiti di persone che fanno il tifo, e poi alla campagna, distese collinari di campi e di pascoli. Da là sopra si riesce anche a vedere la costa opposta. Il verde è veramente verde, e le pecore sono ovunque, c’è il profumo della campagna che ci fa sentire un po’ più a casa. Un silenzio interrotto solo dai nostri stessi passi, che diventano a poco a poco più pesanti, e dal respiro irregolare. C’è tanto spazio per i pensieri, che a tratti si fanno anche loro sempre più rarefatti fino a sparire, e la mente è finalmente vuota. Almeno per qualche minuto. Poi ricominciano i giochetti tipo “quanto mancherà al prossimo ristoro?”, “ma questo vento non smette proprio?”, “tose non mi sento più le gambe”, “dai altri 10 km e poi ne mancano solo altri 20”. È la bella sfida delle corse così lunghe. 

La gara va avanti, per alcune più lentamente che per altre. Annarita si deve ritirare al 35esimo chilometro, si è fatta male la caviglia. Irene è la prima di noi che arriva al traguardo: la felicità della doccia bollente subito dopo le fa quasi dimenticare la fatica sofferta, tanto che si incammina verso casa. Poi arriva anche Martina, che fa il record sulla distanza più lunga della sua vita, e a seguire il trio Barbara, Cristina e Caterina, che hanno perso un po’ troppo tempo a rifornirsi di qualsiasi cosa ai ristori (giustamente). 

E così, abbiamo terminato la nostra SheUltra. 

Domenica è già ora di rientrare a casa. La giornata è stata brevissima, il viaggio lunghissimo. Contente e grate per l’opportunità che ci è stata offerta, e per aver condiviso insieme questa esperienza, unica nel suo genere. Ci teniamo a ringraziare con il cuore Huw, Liz, e tutto il grande staff di She Ultra per l’accoglienza e per la cura con cui ci hanno seguito. 

Quella con She Ultra è una partnership di cui andiamo incredibilmente fieri, e che contiamo di mantenere per ancora tanto tempo. 

Se ti va di indagare più a fondo il mondo di She Ultra, questo è il loro sito ufficiale: https://sheultra.com/  

Leggi le ultime news

DAY 7: OLTRE 50 TEAM NELLA STAFFETTA DELLE AZIENDE

Una serie di eventi collaterali ha animato l’area EXPO, offrendo appuntamenti pensati per ogni età e livello di preparazione. Dalle scuole agli appassionati di trekking, fino alle famiglie e alle community di runner, la parola d’ordine è stata una sola: condivisione.

Leggi Tutto »